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PRODI: I DUE TERZI DEL TESORETTO VADANO AI LAVORATORI, AI PENSIONATI, AI DISOCCUPATI E ALLE FAMIGLIE.
Costante è stata, in questo primo anno di governo dellUnione, la nostra sottolineatura sullo stato di disagio avvertito da milioni di italiani che non ce la fanno più a vivere con i bassi redditi che percepiscono, accompagnata con la rivendicazione dellavvio di una politica di redistribuzione del reddito che appare non più procrastinabile. Salutiamo perciò con grande soddisfazione la proposta del presidente del consiglio, Romano Prodi, così come è stata riportata stamani dal Corriere della Sera, di destinare ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati ed alle famiglie i due terzi del famoso tesoretto che è stato accumulato grazie principalmente ad una più efficace opera di contrasto dellevasione fiscale.
Il 33% restante andrà alle imprese e alle politiche per la crescita, lo sviluppo e gli investimenti in infrastrutture di una economia che si sta risanando ma che ha ancora bisogno di stimoli e di incentivi, e soprattutto alla ricerca, all'innovazione e al rilancio delle risorse umane. Stimoli e incentivi che si sommano al forte aiuto rappresentato dalla riduzione delle tasse sul lavoro che ha assicurato Prodi- comincerà a produrre i propri effetti già dal primo luglio di quest'anno.
Avviato con successo, grazie ad un più ferreo controllo dellandamento della spesa dello Stato, il processo di risanamento delle finanze pubbliche, che dovrà comunque continuare anche nel prosieguo della legislatura, come pure il rilancio di una economia che sotto il governo Berlusconi aveva conosciuto la sua più acuta fase di crisi conclusasi con la crescita zero, si avvia finalmente la fase nuova della costruzione di un più equo sistema sociale volto a rendere giustizia in particolare ai nostri lavoratori che, come sempre Prodi ha ricordato, sono quelli che in Europa hanno le buste paga più magre, ad esclusione dei portoghesi.
Il loro contributo al recupero di competitività delle nostre aziende, che sarà ulteriormente sostenuto dal generoso taglio del cuneo fiscale del quale sono state le principali beneficiarie, è stato dunque innegabile. La stessa cosa non può certo dirsi per i dirigenti delle imprese italiane che, al contrario, hanno intascato, nel corso del 2006, aumenti medi del 17% rispetto allanno precedente, equivalenti a circa 8 volte il tasso di inflazione, il che ha contribuito a determinare una sperequazione retributiva vergognosa fra salari minimi e salari massimi che va da 1 a 500.



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