venerdì 22 dicembre 2006

APPROVATA LA FINANZIARIA: ORA LOTTA SENZA TREGUA ALL’EVASIONE FISCALE ANCHE IN UMBRA, PER RIDURRE LE TASSE E SOSTENERE I CETI PIU’ DEBOLI

Con l’approvazione definitiva della Finanziaria da parte della Camera dei Deputati, al termine di un iter particolarmente macchinoso e che deve essere assolutamente rivisto, si sono poste le condizioni per risistemare i conti pubblici disastrati dalla finanza creativa del ministro Tremonti e guardare con maggiore ottimismo al futuro del Paese.

Pur contenendo questa Finanziaria già alcuni limitati provvedimenti di ridistribuzione del reddito a favore della fasce più deboli della popolazione, nel senso costantemente indicato da Rifondazione Comunista, si aprono ora più ampie ed incoraggianti prospettive in questo senso. Condividiamo quindi pienamente l’impegno morale che è stato assunto da autorevoli esponenti del governo, Presidente del Consiglio in testa, di destinare gran parte delle nuove risorse che si renderanno disponibili con la lotta all’evasione fiscale per ridurre le tasse, in particolare ai ceti sociali che sono stati maggiormente penalizzati nei cinque anni di governo delle destre, ma anche per combattere con maggiore efficacia il fenomeno delle nuove povertà, sostenendo materialmente le famiglie più disagiate che dalla riduzione dell’Irpef non traggono alcun beneficio, non raggiungendo i loro redditi neppure il minimo imponibile.

Questo rinnovato impegno a stanare i troppi “furbi” che sono stati incoraggiati dalla politica dei condoni di Berlusconi, un premier che giustificava addirittura questo loro comportamento criminale giudicandolo una giusta reazione nei confronti di un fisco a suo dire eccessivamente vorace verso i più ricchi (quello stesso fisco al quale non hanno modo di sfuggire i lavoratori dipendenti), può veramente determinare la svolta che tutti auspichiamo: i margini di recupero sono assai ampi, come ci confermano i quasi 7.000 evasori totali che sono stati stanati dalla Guardia di Finanza nell’anno che non si è ancora concluso, per un reddito non dichiarato pari a 15 miliardi di euro, corrispondente a circa l’1% del nostro pil.

Dai dati fornitici dall’Istat si ricava che la cosiddetta economia sommersa ha assunto uno spessore abnorme nel nostro Paese, oscillante fra il 16 ed il 17% del pil nazionale, con un valore aggiunto, che sfugge a qualsiasi tassazione, assai prossimo ai 250 miliardi di euro. Ed anche l’Umbria, nel suo piccolo, ha fatto la sua parte, con la scoperta di una sottrazione d’imposta diretta di oltre 163 milioni di euro nel corso del 2006 ed un Iva evasa per 36 milioni di euro. E ci fermiamo qui.

Un mare di risorse che ogni anno viene sottratto agli italiani onesti, a quelli che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo, e che frena la crescita del nostro sistema economico ed infrastrutturale. Un fenomeno che va assolutamente riportato entro limiti fisiologici sopportabili, così da allineare il nostro Paese a quelli più avanzati del continente ed offrirgli le stesse opportunità per competere sui mercati internazionali, per creare maggiore benessere ed occupazione.

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