lunedì 16 ottobre 2006

FABIANI FAREBBE BENE A DIMETTERSI DA CONSIGLIERE COMUNALE.

FABIANI FAREBBE BENE A DIMETTERSI DA CONSIGLIERE COMUNALE. RIFONDAZIONE NON STA DIVENTANDO UN’ALTRA COSA MA STA RAFFORZANDO LA SINISTRA IN UMBRIA E IN ITALIA


Invitiamo Aurelio Fabiani, consigliere comunale a Spoleto, che ha lasciato Rifondazione comunista per aderire al Partito comunista dei lavoratori di Ferrando, a dimettersi e lasciare il consiglio comunale, perché è stato eletto nelle file di Rifondazione comunista e gli elettori spoletini non hanno certo votato per essere rappresentati nella propria città da un movimento politico che appare ancora blando ed evanescente.

Tra l’altro Fabiani è entrato in consiglio comunale da circa tre mesi come capogruppo del Prc e non pare proprio un atteggiamento limpido diventare la punta più visibile del partito a livello locale, quando già si ha in mente di cambiare casacca.

Quindi per rispettare il mandato espresso dagli elettori, per mantenere un comportamento corretto con il circolo Prc di Spoleto e con la dirigenza regionale e provinciale del Prc, Fabiani dovrebbe compiere un gesto chiaro e coerente anche con il suo passato di estrema correttezza politica in Rifondazione (in posizione sempre critica, ma mai incline a scorrettezze o atteggiamenti poco democratici): lasciare la carica di consigliere al compagno di Rifondazione che lo segue nella lista elettorale.

Lo giudichiamo un atto dovuto nei confronti dei compagni del Prc di Spoleto e agli elettori che hanno dato fiducia alla proposta politica portata avanti dal locale circolo cittadino.

Rifondazione comunque continuerà a radicare nel territorio spoletino la propria struttura organizzativa.

Sono infatti prive di fondamento le osservazioni critiche avanzate da Fabiani: il progetto di costruzione della sezione italiana della Sinistra europea non significa affatto una mutazione genetica del Prc e una sua trasformazione in forza socialdemocratica. Crediamo, al contrario, che sia necessario rafforzare la presenza di una forza comunista organizzata in Umbria e nel Paese, con una sua autonoma proposta politica di alternativa di società.

Ma è anche necessario produrre uno sforzo nella direzione di un processo di ricomposizione e riaggregazione della sinistra diffusa – quella socialista, socialdemocratica, antiliberista, ambientalista, dei movimenti e delle associazioni – in cui i comunisti svolgano un ruolo rilevante e decisivo, per fare contare di più le proposte di sinistra nell’Unione, nel governo del paese, nell’amministrazione delle istituzioni e dei territori.

Questa è la sfida che abbiamo di fronte, che fa i conti con l’ipotesi di trasformazione della società verso più ampi spazi di partecipazione democratica e di giustizia ed equità sociale, e che tanti in Europa guardano con attenzione.

E la dirigenza regionale e provinciale del Prc - tra i quali vi sono molti fondatori di Rifondazione, a partire dal segretario regionale che nel 1991 all’assemblea del Brancaccio c’era – sa che per dare una risposta concreta alle aspettative dei lavoratori, dei pensionati, dei precari di un futuro migliore è necessario dare più forza alla sinistra, e dentro ad essa ai comunisti, non costruire partitini minoritari, rivoluzionari a parole, ma alla prova dei fatti ininfluenti nello spazio politico attuale.

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