martedì 18 luglio 2006

RIFINANZIARE LA LEGGE 11

L’URGENZA DI RIFINANZIARE LA LEGGE 11 PER SCONFIGGERE ANCHE IN UMBRIA LA PRECARIETA’ DEL LAVORO E MIGLIORARE LA QUALITA’ DELLA VITA

La legge 11 del 2003, con la quale la Regione ha inteso promuovere politiche attive a sostegno del lavoro e della formazione, non è stata ancora rifinanziata per gli esercizi 2005 e 2006. Ciò impedisce alle istituzioni locali di dare concreta attuazione alle iniziative che hanno programmato per contribuire al superamento delle difficoltà che anche in Umbria rendono quanto mai asfittico il mercato del lavoro.


In considerazione di ciò Rifondazione Comunista sollecita le definizione dei finanziamenti relativi al biennio in corso, ritenendo questa misura quanto mai opportuna in relazione ai tempi non facili che si annunciano per quanti sono in cerca di una occupazione, i giovani in primo luogo. Infatti, proseguendo in un processo in atto da tempo, in Italia la percentuale degli under 30 sul totale degli assunti dovrebbe diminuire ancora nel 2006, scendendo al 39,6%, con una perdita secca del 3,8% rispetto al 2004, quando era al 43,3%.
Tutto ciò secondo una previsione di Unioncamere che si ricava dall rapporto Excelsior 2006, il sistema informativo realizzato insieme al Ministero del Lavoro.

Un previsione che parrebbe comunque fornire un dato complessivamente positivo sull’andamento occupazionale che si registrerà a fine anno, con circa 99.000 posti in più ricavabili dal saldo fra le cessazioni e le nuove assunzioni (+0.9% rispetto al 2005), se non fosse per il fatto che la qualità dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro rischia di essere inficiata da un’ulteriore contrazione del numero dei contratti di lavoro a tempo indeterminato che scenderebbero per la prima volta al di sotto della soglia del 50% (per la precisione al 46,3%), per effetto soprattutto del forte incremento di quelli a tempo determinato che salirebbero invece al 41,1%, dal 37,8% dello scorso anno. La parte restante, il 9,6%, sarebbe rappresentata dai contratti di apprendistato, anch’essi in lieve crescita visto che erano il 9,1% nel 2005.

Questo il quadro complessivo, con l’Umbria che nel bene e nel male segue un analogo andamento, almeno stando ai dati della Provincia di Perugia che sono stati resi noti dalla Camera di Commercio. Nel bene, perché nel perugino l’incremento dell’occupazione potrebbe essere più sostenuto di quello nazionale, con un +1,7% corrispondente a 2.050 maggiori unità lavorative risultanti dal saldo attivo ottenuto fra le 8.260 assunzioni e le 6.230 uscite previste.
L’aspetto positivo si ferma però qui, perché per il resto avremo poco di che sorridere, visto che comunque questo incremento occupazionale si colloca nettamente al di sotto della media dell’ultimo triennio, che era stata del +2,4%. In questo senso si avrà, dunque, una frenata resa ancora più dolorosa dal fatto che, sempre nella provincia di Perugina, si prevede un incremento consistente del numero dei contratti a tempo determinato che rappresenteranno il 44,4% del totale, una quantità che va ben al di sopra della media nazionale (41,1%) e con un incremento, ahinoi, di tre punti sulla media provinciale del triennio.

In controtendenza, invece, il dato delle assunzioni previste di personale extracomunitario, visto che nel perugino si toccherà una quota massima del 26,4% sul totale dei nuovi occupati, consistentemente superiore al 23,3% massimo previsto a livello nazionale (la previsione minima è in questo caso di appena il 15,2%), il che vorrebbe dire una diminuzione comunque di quasi tre punti percentuali rispetto al 2005.

Ma, tornando al dato preoccupante della percentuale degli under 30 sul totale dei nuovi assunti, benché le cifre regionali e provinciali al riguardo non ci siano note, ci sono comunque speranze per una migliore performance della nostra regione, collocandosi l’Umbria nell’area geografica del Centro che si segnala a questo riguardo in maniera più positiva rispetto al resto del Paese. Infatti dal 39,5% del dato italiano si sale al 41% nell’Italia di mezzo che rappresenterebbe un’inversione, sia pure modesta, rispetto al 40,8% del 2005, pur restando lontani dal 45% del 2004.
Questo quadro, che lascia comunque prevedere anche per l’Umbria una crescita della precarietà, pur in una situazione di complessivo incremento occupazionale, giustifica pienamente la sollecitazione che rivolgiamo alla Regione dell’Umbria a non indugiare oltre nei suoi adempimenti.

Da questi conseguirà infatti l’attivazione a livello locale di politiche di sostegno all’occupazione ed alla formazione quanto mai necessarie che, accompagnandosi a quanto vorrà fare da parte sua il governo nazionale, dovranno avere fra i loro obiettivi anche quello della stabilizzazione del lavoro. E rendere certa l’occupazione vuol dire sconfiggere l’insicurezza che impedisce ai nostri giovani di programmare il loro futuro; vuol dire, in ultima istanza, realizzare una migliore qualità della vita per tutti.

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