mercoledì 26 aprile 2006

GIOVANI LAVORATORI ITALIANI

I GIOVANI LAVORATORI ITALIANI (LAUREATI E NON) GUADAGNANO MENO DI 5 ANNI FA. IN UMBRIA NON E’ COSI’, MA LA LORO BUSTA PAGA MEDIA E’ BEN AL DI SOTTO DI QUELLA NAZIONALE

Come avevamo denunciato nei giorni scorsi, i dati sugli stipendi dei giovani, laureati e non, impiegati nel settore privato in Italia, fornitici da una apposita ricerca di OD&M Consulting, ci dicono che le loro buste paga hanno in generale perso in potere d’acquisto nel corso del quinquennio 2001-2005.


Anche se in termini nominali (ma non sempre ciò è avvenuto) queste retribuzioni sono cresciute di pochissimo, una volta che le depuriamo dall’inflazione ci accorgiamo, però, che il loro valore reale è diminuito e, fatto assai singolare, ad averci rimesso di più sono stati proprio i giovani che più tempo e fatica hanno speso per formarsi, quelli, per intenderci, che sono riusciti a laurearsi, le cui retribuzioni si sono decrementate in misura maggiore rispetto a quelle di chi la laurea non ce l’ha. Altro fatto assurdo è poi che i giovani con maggiore anzianità di lavoro (quelli fra 3-5 anni) sono stati penalizzati ancora di più rispetto ai loro colleghi più giovani (con anzianità di lavoro 1-2 anni).

Alcuni esempi ci fanno meglio comprendere la situazione.

Se un laureato con esperienza 1-2 anni percepiva mediamente nel 2001 una retribuzione annua lorda di 22.676 euro, la sua busta paga nel 2005 era salita ad appena 22.850 euro, ovvero di appena lo 0,8% in termini nominali, che, al netto dell’inflazione fa -8,8%, considerato che, stando al dato ufficiale dell’Istat, in quello stesso periodo è stata del 9,6%. Di contro un giovane laureato con esperienza 3-5 anni, che nel 2001 riportava a casa mediamente una retribuzione lorda annua di 26.803 euro, nel 2005 se l’era vista ridurre a 25.473 euro, rimettendoci in questo caso un 5% netto anche in termini nominali che diventa addirittura -14,1% al netto dell’inflazione.

Nello stesso periodo i non laureati con 1-2 anni di esperienza avevano guadagnato il 6,9% in termini nominali (passando da 19.162 a 20.477 euro) e perso il 2,7% in termini reali, mentre quelli con esperienza lavorativa fra 3-5 anni (passando da 21.210 a 21.657 euro lordi annui di media) avevano guadagnato il 2,1% in termini nominali e, ciò che più conta, perso il 7,5% in termini reali.

Tutto questo ci dice chiaramente come nelle aziende italiane non esistano percorsi lavorativi in misura tale da soddisfare le attese di tutti i nostri laureati, dimostrandosi quindi falso il teorema secondo il quale le nostre Università non riuscirebbero a sfornare un numero sufficiente di giovani preparati ad assumere incarichi di elevato livello.

La realtà è assai più triste, ovvero che non ci sono opportunità per tutto i laureati per cui in moltissimi casi la loro collocazione nelle aziende non risulta all’altezza presunta del titolo di studio che hanno, ma piuttosto alle esigenze professionali di ruolo che le aziende medesime hanno necessità di ricoprire e che sovente, anche per la loro arretratezza tecnologica, li impiegano in mansioni non particolarmente complesse.

Il pericolo è, se questo stato di cose non si modificherà prontamente, che possa subire un’ulteriore accelerazione, la fuga di tanti nostri giovani all’estero.

Questo il quadro nazionale, rispetto al quale quello umbro presenta due diversità: una positiva e l’altra negativa.
Quella positiva è che i giovani lavoratori umbri, siano essi laureati o non, anche se avevano incrementato di pochissimo le loro retribuzioni, almeno non ci avevano rimesso in termini reali, nel senso che nel quinquennio 2001-2005 erano cresciute almeno un po’ più dell’inflazione.

L’altra, quella negativa, è che comunque le loro buste paga continuano a restare ben distanti da quelle medie italiane.
Infatti, sempre secondo OD&M Consulting, un giovane laureato umbro con esperienza lavorativa di 1-2 anni percepiva mediamente, nel 2001, una retribuzione annua media di 19.360 euro che era salita a 21.269 euro nel 2005, il che vuol dire un +9,9% in termini reali ed uno 0,3% in termini reali, mentre un suo collega con 3-5 anni di anzianità era passato da 20.571 a 22.925 euro, guadagnando in questo caso l’11,4% e l’1,8%. Entrambi, però, continuano a guardare con invidia i loro colleghi delle altre regioni italiane che ogni anno riportano a casa retribuzioni assai maggiori: fra i laureati con 1-3 anni di esperienza 22.850 euro contro 21.269 che diventano 25.473 contro 22.925 fra quelli con esperienza 3-5 anni. Vale a dire rispettivamente 1.561 e 2.548 euro in meno all’anno.

La stessa considerazione vale per i giovani lavoratori umbri non laureati che, anche se avevano guadagnato pure loro qualcosina in più dell’inflazione, nel 2005 erano comunque sotto alle media italiana rispettivamente di 1.437 e 2.007 euro, corrispondenti all’incirca ad una mensilità in meno.

Come andiamo denunciando da tempo, in Umbria resta dunque clamorosamente aperta la questione salariale nel settore privato, visto che, a parità di lavoro prestato, da noi si guadagna assai meno che nel resto del paese. E questo vale non solo per il settore giovanile, rivestendo più in generale tutte le categorie di lavoratori, con ciò riproponendo ai nostri sindacati l’urgenza di un’iniziativa per superare una disparità che è sempre più inaccettabile.

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